martedì 23 luglio 2013

No allo Ius soli

Con l'avvio del nuovo governo, a causa dell'inusuale maggioranza formata da partiti che da sempre si sono contraddistinti per le diversità nelle tesi, si è creato un blocco tra fazioni in riferimento ad un argomento abbastanza complicato: lo Ius soli
A portare avanti questa proposta-slogan è il Ministo Cecilie Kyenge con l'appoggio del Presidente della Camera Laura Boldrini, la proposta è quella di concedere la cittadinanza italiana a tutti coloro che nascono in Italia, ciò farebbe aumentare innumerevolmente l'immigrazione clandestina (che il Ministro giudica cosa normale e legale) di donne gravide, che verrebbero in Italia per partorire e per ricevere privilegi tra cui anche la possibilità di un permesso di soggiorno.
Il concetto però è chiaro: Può una persona definirsi italiana solo poiché nata in Italia o magari perché ha radici, patrimonio di conoscenze culturali e folcloristiche e qualsiasi altra cosa che possa caratterizzare ognuno di noi? Direi brevemente che si è italiani per "ciò che si è" e non per "dove si nasce"
Essere contrari a quest'ipotesi non significa essere razzisti, ma bensì riconoscere la propria identità d'italiani, ma allo stesso tempo anche cittadini dell'Europa e del Mondo salvaguardando le proprie radici.
Non posso che meravigliarmi quando il Governo Letta inserisce questa proposta tra le priorità di governo, mettendo da parte i cittadini italiani che non riescono a trovare lavoro, i pensionati che sono costretti a frugare nella spazzatura o tra ciò che rimane tra le casse dei mercati, i bambini che non riescono ad entrare negli asili pubblici perché pieni, i ragazzi costretti a studiare in scuole che sembrano reduci da guerre e le famiglie che sono costrette a vivere in macchina.
La destra non può accettare tutto questo, mi chiedo se i "vecchi" che ormai non ci sono più avrebbero sopportato tutto ciò, da Giorgio Almirante a Pino Rauti e a tutti coloro che hanno fino ad oggi offerto il loro contributo per la ricostruzione della destra, quella destra che sognavano, a favore della famiglia e dell'identità nazionale.